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Caccia ClaudioCon un'intervista a Claudio Caccia, Presidente di AISIS

 

 

 

 

Dal suo osservatorio privilegiato di Presidente AISIS, quali sono le principali sfide nel mondo della sanità, sia considerando i modelli organizzativi che le competenze?
Dall’analisi di una serie di fonti sull’innovazione digitale e le tecnologie “disruptive” in sanità tra cui McKinsey, Gartner, Osservatori Politecnico di Milano, DevoLab Bocconi mi pare venga tratteggiata un’area di sviluppo innovativo, che fa riferimento alle tecnologie denominate NBIC (Nanotecnologie, Biotecnologie, Informatics e Cognitive Computing) che caratterizzerà la sanità dei prossimi anni, anche in sanità.
Restando all’area dell’innovazione digitale intravvedo tre trend principali che impatteranno sulla sanità:

  • il primo legato a nuove soluzioni tecnologiche articolandole in tre aree: un primo gruppo di soluzioni tecnologiche/organizzative: IoT, wearable e mobile health; un secondo gruppo di soluzioni legate al mondo dei Big Data, Intelligenza artificiale e machine learning in sanità (Watson, Cortana, GoogleX..); un terzo gruppo legato alla robotica e nanotecnologie comprendente anche il tema del printing 3 e 4D;
  • il secondo trend legato invece al mondo dei “social” con particolare riferimento a servizi/soluzioni orientate a garantire nuovi servizi ai cittadini (virtual information, virtual distribution, virtual Transaction, e virtual communication space) e a servizi di network social analysis orientati invece a costruire mappe dei processi di collaborazione nelle aziende al fine del loro utilizzo per migliorare l’erogazione dei servizi;
  • Il terzo legato al profondo cambiamento nella sanità italiana sia nelle strutture di offerta tramite la revisione dell’assetto-istituzionale e organizzative dei diversi Sistemi Sanitari Regionali (Lombardia, Veneto, Sardegna, Toscana, Emilia..) e del conseguente cambio di ruolo della funzione ICT nelle aziende sanitarie sia nella struttura di finanziamento del SSN dove quote sempre maggiori di prestazioni vengono erogate dalla sanità privata. In questo nuovo scenario il ruolo del sistema informativo sarà quello di gestire le interdipendenze tra vari setting assistenziali, in parte gestiti dal pubblico in parte dal privato, al fine di consentire la disponibilità delle informazioni del cittadino in ogni fase del processo di cura/riabilitazione.

 

Secondo lei i protagonisti della sanità sono pronti alle nuove sfide? Quali sono i principali gap da colmare e con quali leve?
A mio parere devono essere affrontati in modo diverso due problemi: il primo di carattere culturale legato alla funzione strategica dell’ICT intesa come pervasiva leva strategica di cambiamento. La sanità sta cambiando anche rapidamente e l’innovazione digitale può favorire scelte strategiche, cambiamenti organizzativi, arricchimento di skill professionali. Vale a dire fare cose nuove con nuovi strumenti per migliorare efficacia e efficienza degli interventi sociosanitari ma nel contempo per favorire una maggior soddisfazione sia dei cittadini che ne utilizzano i servizi sia dei professionisti che li erogano. Per far questo bisogna superare un gap culturale sia delle Direzioni Aziendali sia delle Direzioni ICT che spesso utilizzano l’ICT come una commodity per risolvere problemi contingenti mentre oggi se vogliamo supportare i cambiamenti richiesti alle aziende sanitarie è necessario attivare percorsi di “digital trasformation” che richiedono la progettazione di organizzazione e servizi in modo diverso, utilizzando in modo pervasivo l’innovazione digitale e prevedendo competenze digitali diffuse.

In proposito Aisis ha creato la ehealthAcademy, in collaborazione con Aica e Sda-Bocconi, al fine di favorire la crescita di competenze digitali sia per gli e-leader ICT sia per gli e-leader non ICT che però utilizzano l’ICT come elemento ordinario della propria attività. Il secondo legato al necessario investimento in ICT su cui la sanità italiana è oggettivamente in ritardo: sostenere l’innovazione digitale richiede di poterla considerare non come “costo” ma come “prerequisto di funzionamento” senza il quale non è possibile svolgere le attività sanitarie in modo adeguato: per intenderci nessuno chiede il roi relativamente alla predisposizione dell’impianto di gas medicali al letto del paziente mentre si chiede il roi per portare fibra ottica o wifi al letto del paziente.

Ricerche empiriche e letteratura hanno evidenziato che la valutazione dei benefici dell’innovazione digitale in sanità non può essere misurata mediante un approccio esclusivamente economico ma attraverso un approccio multidimensionale che oltre alla dimensione economica prenda in considerazione i benefici organizzativi, di miglioramento del trattamento del paziente in termini di appropriatezza, di riduzione del rischio clinico-assistenziale e di miglioramento della qualità, di empowerment del paziente a fini di compliance dello stesso al piano di cura. Solo una rinnovata consapevolezza dell’importanza dell’innovazione digitale come leva per sostenere il cambiamento e il reperimento adeguate risorse (ricordiamo che in sanità italiana si spende circa l’1,1% del fatturato contro una media UE del 2,5%) potranno oggettivamente sostenere il reale sviluppo di una sanità digitale.

Quali sono i modelli a cui possiamo guardare? Ci sono best case a livello anche europeo?
Non credo che esistano modelli di riferimento. Possiamo solo prendere atto, ad es. per quanto concerne il livello di maturità dei sistemi informativi negli ospedali, che a livello italiano solo 6 ospedali sono stati certificati a livello 6 del modello Emram di Himss (Health Information Management System Society)che viene utilizzato a livello internazionale per la valutazione della maturità e estensione dell’innovazione digitale negli ospedali (il modello prevede 7 livelli dal più basso 0 al più elevato 7). In proposito negli USA il 65% degli ospedali è classificato tra il 4 e il 6, in Italia la maggior parte degli ospedali rientra nell’area tra 0 e 2. Poi in Italia continuiamo a dibattere il tema del FSE, recentemente oggetto di uno specifico decreto ministeriale, mentre forse dovremmo concentraci sul garantire un livello di maturità minimale sia in termini funzionali sia in termini di sicurezza dei sistemi informativi delle aziende sanitarie che restano i produttori e i garanti di queste immense basi dati.