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Riflettori puntati sulla Regione Veneto: Azienda Zero e riordino delle ULSS venete, rilancio della sanità territoriale

Il 26 ottobre 2016 è entrata in vigore l’ambiziosa riforma della sanità veneta, la legge regionale n.19 del 25 ottobre 2016, meglio conosciuta come legge di istituzione di ‘Azienda Zero’ e di riduzione delle ULSS del Veneto. Fra le tante novità di questa riforma c’è il rilancio della funzione dei Medici di Medicina Generale (MMG), riconoscendone il ruolo centrale nel Sistema Sanitario Regionale. La ricetta principale per la nuova centralità dei MMG è l'associazionismo dei medici, da conseguire in forme differenti: dalla semplice Medicina in rete alla più articolata Medicina di Gruppo Integrata (MGI). Si tratta in tutti i casi di un modello che si ispira alle concezioni dell'OMS per cui il territorio costituisce il caposaldo per il trattamento della cronicità e dei casi acuti di primo livello, mentre l'ospedale resta il riferimento per il trattamento delle altre acuzie e dei casi di alta complessità.
Le MGI sono team multiprofessionali, composti da vari professionisti sanitari (medici di famiglia, specialisti, infermieri) e sociali (assistenti sociali), strutturati su una chiara divisione del lavoro, che:

  • erogano un'assistenza globale, cioè dalla prevenzione alla palliazione, continua, equa e centrata sulla persona;
  • operano in una sede di riferimento (assicurando presenza medica ed infermieristica nelle 12 ore), salvaguardando la capillarità di ambulatori periferici in particolari zone geografiche o di difficoltà assistenziale;
  • assicurano una presa in carico effettiva della cronicità sulla scorta dei Percorsi Diagnostici Terapeutici Assistenziali definiti a livello regionale e contestualizzati nelle singole realtà aziendali;
  • assumono la responsabilità verso la salute della Comunità, affrontando i determinanti di malattia e collaborando con gli attori locali.

Il numero minimo previsto per la costituzione di una MGI è di quattro medici, mentre non viene indicato un numero massimo. La riforma prevede anche lo sviluppo di forme associative obbligatorie ad un livello più alto chiamate Aggregazioni Funzionali Territoriali (AFT) che svolgono funzioni di coordinamento, e non di erogazione, tra le medicine di gruppo ad esse appartenenti. (In media è prevista una AFT ogni 30.000 abitanti).
Forte di un sistema sanitario e socio-assistenziale in continua evoluzione, la Regione Veneto si conferma uno dei motori di crescita del nostro Paese, con l’obiettivo di promuovere nuove politiche sempre più incentrate sulla capacità di innovazione.

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