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Il Governo ha stanziato un fondo ad hoc che destina 1 miliardo di euro per il rimborso alle regioni che acquistano farmaci innovativi (oncologici e non)

Si tratta di una decisione importante nella lotta contro i tumori che si inserisce nel quadro del ‘Patto contro il cancro’, un'alleanza tra oncologi, governo e istituzioni, capace di mobilitare risorse e di dare una risposta concreta alle richieste dei pazienti, sul modello di programmi già lanciati negli Stati Uniti. Teniamo presente che già nel 2015 l’ex Presidente USA Barack Obama aveva lanciato la ‘Precision Medicine Initiative’, ponendone al centro proprio l’Oncologia, con un finanziamento di 215 milioni di dollari per il 2016.

La spesa pubblica per i farmaci oncologici (dato Osmed 2016) ha sfiorato nel 2015 i 3 miliardi di euro, contro i 1.898,5 miliardi del 2012. Un miliardo di euro in soli due anni. Gli ultimi dati Airtum poi parlano chiaro: da una parte ci ammaliamo sempre di più, dall'altra le percentuali di sopravvivenza crescono anno dopo anno. Nel mezzo, a tenere i fili di questi due fenomeni, ci sono la ricerca medica da un lato - e quella farmaceutica dall'altro. Ad aumentare non è solo il prezzo del singolo farmaco: con esso cresce il numero di medicinali efficaci, quello delle terapie combinate e soprattutto aumentano i tempi di somministrazione delle terapie. Secondo quanto riporta il Rapporto 2016 sulla condizione assistenziale dei malati oncologici della Favo, la media della durata complessiva della terapia con nuovi farmaci antitumorali è progressivamente aumentata salendo da 118 giorni nel quinquennio 1995-1999 a 263 giorni per i nuovi farmaci introdotti nel 2010-2014. C’è un altro aspetto particolarmente delicato da considerare e cioè la stessa definizione di farmaco innovativo che non è la stessa per ogni Paese.

‘Sebbene il Fondo rappresenti una soluzione importante per tamponare il problema economico della rimborsabilità di questi farmaci per le casse delle singole regioni e garantire l’equità all’accesso per tutti i pazienti – spiega Carmine Pinto, presidente di Aiom (Associazione italiana di oncologia medica)– non dobbiamo pensare che questa sia la soluzione, anche perché la principale criticità in oncologia non è rappresentata dall'appropriatezza di impiego dei farmaci: dobbiamo prospettare modifiche strutturali con moderni modelli di organizzazione, lavorando soprattutto sulle reti oncologiche regionali e sui percorsi diagnostico-terapeutici-assistenziali per una presa in carico globale e appropriata in tutti i suoi segmenti del paziente oncologico. Il farmaco è solo una parte e la più facile da monitorare: all’interno dei percorsi vanno definite, con un’unica regia, le strategie di controllo a partire dalla prevenzione e dagli screening, e l’appropriatezza per tutte le procedure diagnostiche e le cure e non soltanto per quelle farmacologiche.’

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